GIANNI

Dopo la tragedia mi sentivo depresso: avevo bisogno di trovare un’attività che mi coinvolgesse a livello emotivo e mi aiutasse a “non pensare” o meglio a pensare positivo. Volevo cercare qualcosa che mi aiutasse a prendere coscienza dell’energia che possedevo ancora e non riuscivo a far emergere. Ero cosciente delle mie potenzialità, ma avevo perso la forza di reagire.
…Ero quasi certo che mi avrebbe aiutato nella ricerca della mia forza interiore.
All’inizio il mio coinvolgimento emotivo era limitato al mio desiderio di imparare: ero troppo preso dallo sforzo di imparare i movimenti per potermi accorgere di quello che accadeva dentro di me.
…Spesso all’inizio non riuscivo a concentrarmi. Mi piaceva guardare il maestro e la circolarità dei suoi movimenti, ma faticavo a riprodurli. Fisicamente mi sentivo rigido e dovevo impormi di rallentare la tensione specie all’altezza del collo e delle spalle. Prendendo coscienza di queste difficoltà cercavo di lasciarmi andare e seguire istintivamente i movimenti, prima di iniziare la sequenza mi imponevo di distendere collo e spalle, poi non ci pensavo più.
Col tempo si sono attivati alcuni aspetti che prima costituivano le mie difficoltà: cerco di respirare naturalmente durante i movimenti, mi sembra che mi aiuti a muovermi in modo corretto. Ora mi rilassa sempre più e mi procura una sensazione di serenità. Mi coinvolge moltissimo eseguire spontaneamente tutti i movimenti: mi sento in armonia con gli altri e con me stesso. Sento migliorare il ritmo del respiro.
Il coinvolgimento fisico è collegato a quello emotivo: nasce come un desiderio interiore che si esplica con la pratica.
…E’ emersa la voglia di sentirmi padrone di me stesso e non in balia degli eventi della vita
…Anche il rapporto con gli altri è cambiato, nel senso che mi piace l’idea di praticare in gruppo. Ho vinto certe mie diffidenza nei confronti degli altri. A volte erano veri e propri pregiudizi: credevo che non potessero capire quello che provo.
…Sento il desiderio di fare qualcosa con gli altri. Prima ero più isolato nel mio mondo, ora sento che le persone che mi stanno intorno e nella mia famiglia sono contenti che io abbia trovato “qualcosa che mi piace fare”. Prima apprezzavano il mio comportamento attivo, ma si accorgevano che era solo un modo per far passare il tempo e non c’era niente che mi coinvolgesse veramente…

 

GIANNI

 

 

 

Rosa Manghina

Counselor Professionista

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